È da un po’ che mi sento in uno stato di immobilità, bloccato su me stesso. Ho perso interesse nelle cose che faccio, non riesco più ad apprezzare la semplicità, le cose belle… nulla.Mi sono sempre autoconvinto che stessi bene ma in realtà non so cosa vuol dire veramente. Boh, forse si forse no.Ho riempito le mie giornate fino a farmi esplodere la testa solo per paura di stare da solo con me stesso, con i miei pensieri.
Perché ho questa paura si starà chiedendo? Io me lo chiedo e scopro così che non mi sono mai soffermato a pensare chi fossi, chi volessi essere e perché stessi facendo quello che facevo.Ho come la sensazione che tutto fosse già scritto, sa la mia famiglia ha una attività storica che io e i miei fratelli avremmo dovuto prendere in mano nel tempo.
L’unico neo, dott.ssa, sta nel fatto che io non voglio fare quel lavoro e non so come fare a dirlo, allo stesso tempo non so ancora bene cosa voglio fare... o chi voglio essere...
Sono andato sempre diritto come un treno senza mai pensarci… se mi guardo indietro mi rendo conto che, a parte poche cose, ho lasciato un deserto e mi chiedo come sia possibile.
Ora sembra assurdo lo so, mi ritrovo proprio dove non avrei voluto essere… solo con me stesso e senza grandi certezze se non quella di dovermi conoscere meglio e stringermi la mano.
Chissà che non arrivi a scoprire nel tempo che quello che mi fa più paura altro non è che quello che mi farà essere felice
Illustrazione Sara Gironi Carnevale In questa prima settimana di quarantena mi sono divertita a rimettere in ordine casa, come forse tutti… L’autogestione dei miei spazi e del mio tempo è diventato il mio sport preferito, faticoso ma anche soddisfacente. Sa cosa ho notato però? Che ho tante librerie e tanti libri. Ho cambiato la disposizione delle librerie, sono dei cubi che sposto periodicamente, forse anche in base al mio umore. Dò loro forme diverse, a volte unite a volte distanti. Sento che mi rappresentano e poi dentro c’è il mio cibo preferito, i miei libri e i souvenir dei miei viaggi! Probabilmente faccio con le librerie quello che sto cercando di fare con me, anche attraverso questa psicoterapia. Mantengo la struttura iniziale, ma disegno una sagoma nuova. Credo non smetterò mai di creare nuove forme, continuerò a cibarmi di libri nuovi. Non è anche questo evolversi? Trasformarsi non significa forse crescere?

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