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Visualizzazione dei post da marzo, 2020

Tagliare i fili

Lui: Dall'ultima seduta io e mia moglie siamo stati.... Più tranquilli... Nessuna lite, niente rabbia... Lo sappiamo che non è passata la crisi, ma abbiamo respirato aria buona, per la prima volta, dopo anni. Lei: è stato illuminante il discorso sui... Come si chiamano? Giochi di ruolo? Ah no, giochi relazionali! In questo percorso stiamo imparando a giocare tra noi, senza aver bisogno di giocattoli (i nostri figli ad esempio). Stiamo anche imparando a non essere burattini che devono intrattenere qualcun altro. Anche se non lo avevo mai pensato, stare insieme può avere anche la valenza del gioco, dei colori e della leggerezza. Lui: "può avere anche la valenza del gioco" si, mi sento pronto a giocare!

La testa fuori dall'acqua

Dottoressa, la consapevolezza non è proprio una bella cosa. Ci pensi, non è meglio NON capire e passare tutto il tempo davanti a Netflix? Mi spiego meglio: vorrei farmi meno domande, alle quali poi necessariamente devo far seguire delle risposte. E quando le domande non riguardano me, beh è ancora più difficile, perché so che posso fare ben poco. Ad esempio NON vorrei avere la consapevolezza che se mia madre lascia che mio padre sia spesso aggressivo verbalmente, dipende più da lei che da mio padre stesso. Io sono il suo cuscino e lei si appoggia con tutto il suo peso quando sta male, però quando si rialza la sagoma resta impressa, e quel peso continuo a sentirlo. Poi corro a scaricarlo su mio padre, ma sa che succede? Che la sua indifferenza, anzi il suo silenzio, che sa tanto di punizione per il mio gesto ribelle, mi schiacciano ancora di più. Quindi la “consapevolezza” sta nel fatto che è mia madre a dover imparare a dire NO, come ho fatto io durante questa terapia. Al...

Il virus che fa crescere

Illustrazione Sara Gironi Carnevale In questa prima settimana di quarantena mi sono divertita a rimettere in ordine casa, come forse tutti… L’autogestione dei miei spazi e del mio tempo è diventato il mio sport preferito, faticoso ma anche soddisfacente. Sa cosa ho notato però? Che ho tante librerie e tanti libri. Ho cambiato la disposizione delle librerie, sono dei cubi che sposto periodicamente, forse anche in base al mio umore. Dò loro forme diverse, a volte unite a volte distanti. Sento che mi rappresentano e poi dentro c’è il mio cibo preferito, i miei libri e i souvenir dei miei viaggi! Probabilmente faccio con le librerie quello che sto cercando di fare con me, anche attraverso questa psicoterapia. Mantengo la struttura iniziale, ma disegno una sagoma nuova. Credo non smetterò mai di creare nuove forme, continuerò a cibarmi di libri nuovi. Non è anche questo evolversi? Trasformarsi non significa forse crescere?