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Da Figlia a Madre

  Non ho mai avuto stima in me stessa e mi rendo conto ora più che mai che non è a causa delle carezze o degli abbracci che mia madre, o in generale i miei genitori non mi hanno dato. Quello che mi è mancato davvero è l’incoraggiamento. Nessuno mi ha detto: “ce la puoi fare! Ritenta! Se ti impegni di più… Vieni qui che ti aiuto io”. Facevo i compiti da sola e nessuno mi controllava, sentivo la voce di mia madre solo quando tornavo con un brutto voto, e recitava: “Te pareva… Mai nulla di buono! Non capirai mai neanche le cose più elementari…” Per questo motivo adesso, a quarant’anni, io per mia figlia ci sono. La accompagno nei momenti di sconforto. Le ripeto che può farcela se sente di mollare. Le dico che un modo c’è, quando si sente in difficoltà. Le ripeto che deve spaziare con le amicizie perché anche quelle sono un grande aiuto, se serve. Lei mi chiede se sento di essere una buona madre. Io le rispondo che lo scoprirò quando mia figlia sarà grande. Come dice? Dovrei de...
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Spazi segnati

  In questi ultimi tempi sento che sono molto più concentrata su di me. Sarà anche grazie a questa condizione comune di minor contatto, a questa lontananza forzata dagli altri a causa del Covid… Mi sembra di riuscire a disperdere meno le mie attenzioni e a focalizzarle principalmente su di me. Penso a come mi sento. Penso a cosa voglio e a cosa mi piace. Mi pongo domande. Molto più di prima mi accorgo di quello che non mi piace! Lei sa dott.ssa quanto io prima trasformassi il negativo in positivo, quanto lasciassi che qualcuno mi dicesse cosa pensare e provare. Oggi mi sento diversa, certo ancora profondamente insicura, ma con una possibilità in più di stare meglio. Tutto questo mi fa pensare a quel gioco che si trova solitamente sul giornale di enigmistica in cui bisogna riempire quegli spazi deformati che sono identificati dal puntino nero.   L’indicazione dice: “annerire solo gli spazi segnati dal puntino”. All’inizio è quasi impossibile visualizzare quale imm...

Radici che trattengono

P: Ho fatto il genogramma al pc Dott.ssa, ho chiesto le informazioni alla mia famiglia ed ho aggiunto le date e le età. Ho fatto il compito a casa insomma. Dott.ssa: come mai lo ha completato da sola? P: non dovevo? Avevo inteso che fosse un compito. In effetti lei mi aveva chiesto solo di informarmi. Io invece ho deciso di completarlo per oggi, e non posso negare che mi ha creato fatica e ansia. Spesso mi ritrovo a portare a termine compiti che probabilmente gli altri non mi chiedono di completare. Esce fuori questo mio bisogno di compiacere, di non deludere l'altro... Ma l'altro non mi chiede di farlo, sono io a volermi sentire completa, efficiente, speciale... Quanta fatica inutile. Solo ora riesco a sentirla tutta. Attribuisco agli altri richieste che faccio io a me stessa. Mi sovraccarico per poi sentirmi delusa quando gli altri non mi dicono brava. Sono ancora "bambina" in questo senso. Cerco un'approvazione che oggi spetta solo a me darmi...

Tagliare i fili

Lui: Dall'ultima seduta io e mia moglie siamo stati.... Più tranquilli... Nessuna lite, niente rabbia... Lo sappiamo che non è passata la crisi, ma abbiamo respirato aria buona, per la prima volta, dopo anni. Lei: è stato illuminante il discorso sui... Come si chiamano? Giochi di ruolo? Ah no, giochi relazionali! In questo percorso stiamo imparando a giocare tra noi, senza aver bisogno di giocattoli (i nostri figli ad esempio). Stiamo anche imparando a non essere burattini che devono intrattenere qualcun altro. Anche se non lo avevo mai pensato, stare insieme può avere anche la valenza del gioco, dei colori e della leggerezza. Lui: "può avere anche la valenza del gioco" si, mi sento pronto a giocare!

La testa fuori dall'acqua

Dottoressa, la consapevolezza non è proprio una bella cosa. Ci pensi, non è meglio NON capire e passare tutto il tempo davanti a Netflix? Mi spiego meglio: vorrei farmi meno domande, alle quali poi necessariamente devo far seguire delle risposte. E quando le domande non riguardano me, beh è ancora più difficile, perché so che posso fare ben poco. Ad esempio NON vorrei avere la consapevolezza che se mia madre lascia che mio padre sia spesso aggressivo verbalmente, dipende più da lei che da mio padre stesso. Io sono il suo cuscino e lei si appoggia con tutto il suo peso quando sta male, però quando si rialza la sagoma resta impressa, e quel peso continuo a sentirlo. Poi corro a scaricarlo su mio padre, ma sa che succede? Che la sua indifferenza, anzi il suo silenzio, che sa tanto di punizione per il mio gesto ribelle, mi schiacciano ancora di più. Quindi la “consapevolezza” sta nel fatto che è mia madre a dover imparare a dire NO, come ho fatto io durante questa terapia. Al...

Il virus che fa crescere

Illustrazione Sara Gironi Carnevale In questa prima settimana di quarantena mi sono divertita a rimettere in ordine casa, come forse tutti… L’autogestione dei miei spazi e del mio tempo è diventato il mio sport preferito, faticoso ma anche soddisfacente. Sa cosa ho notato però? Che ho tante librerie e tanti libri. Ho cambiato la disposizione delle librerie, sono dei cubi che sposto periodicamente, forse anche in base al mio umore. Dò loro forme diverse, a volte unite a volte distanti. Sento che mi rappresentano e poi dentro c’è il mio cibo preferito, i miei libri e i souvenir dei miei viaggi! Probabilmente faccio con le librerie quello che sto cercando di fare con me, anche attraverso questa psicoterapia. Mantengo la struttura iniziale, ma disegno una sagoma nuova. Credo non smetterò mai di creare nuove forme, continuerò a cibarmi di libri nuovi. Non è anche questo evolversi? Trasformarsi non significa forse crescere?

Me, Ambiente sconosciuto

<<Siamo al quarto incontro dott.ssa, ma io mi sento ancora con un piede fuori da quella porta. O meglio, sto ancora cercando di capire se posso entrare con entrambi i miei piedi qui, in questa stanza. È difficile parlare di me, non mi piace parlare del mio passato. Anzi, potremmo concentrarci sul presente invece che sul passato? In effetti, come lei mi fa notare, la cosa assurda è che ogni volta che cerco di farlo i miei pensieri slittano a qualche evento trascorso. Insomma, riconosco che ho bisogno di mantenere un certo controllo, ma lo faccio da sempre, da che ho memoria. Il controllo nello studio, il controllo nelle relazioni, soprattutto sento il bisogno di controllare che chi mi sta intorno faccia ciò che a me sembra più giusto. Tante cose in questo periodo mi “dicono” che dovrei perdere il controllo… Ma questo mi spaventa troppo e cerco di aumentarlo invece. Non sa che fatica che faccio ad avere cento occhi! E che frustrazione quando le cose non vanno come io mi...