Dott.ssa ho fatto una riflessione... Nell'ultima seduta piangevo per il lutto della mia amica...forse anche perché mi preparavo al lutto di quell'uomo che mi fa battere il cuore... arrivando oltretutto dalla chiusura, anch'essa per me una perdita, di un altro rapporto malato, ma importante. Avevo bisogno di piangere perché soffrivo della mancanza di "qualcuno", ma poi mi rendevo pian piano conto che la cosa che mi faceva più male era il mantenere in vita quel qualcuno o quel rapporto. Nel tempo mi sono convinta che non so stare in una relazione e per questo non so neanche uscirne. Perché è così difficile? Una cosa che non è non può neanche non esserlo più, giusto? O forse mi conviene pensarla così... Semplicemente perché "stare" è un verbo ingannevole. Il suo significato letterale ha a che fare con la staticità, ma in verità produce un grande movimento, a volte una danza, ma comunque una forma di fatica. Forse il segreto sta nel divertirsi un po' di più, nel non aspettarsi nulla e nello stare nel qui ed ora, vero dott.ssa?
Illustrazione Sara Gironi Carnevale In questa prima settimana di quarantena mi sono divertita a rimettere in ordine casa, come forse tutti… L’autogestione dei miei spazi e del mio tempo è diventato il mio sport preferito, faticoso ma anche soddisfacente. Sa cosa ho notato però? Che ho tante librerie e tanti libri. Ho cambiato la disposizione delle librerie, sono dei cubi che sposto periodicamente, forse anche in base al mio umore. Dò loro forme diverse, a volte unite a volte distanti. Sento che mi rappresentano e poi dentro c’è il mio cibo preferito, i miei libri e i souvenir dei miei viaggi! Probabilmente faccio con le librerie quello che sto cercando di fare con me, anche attraverso questa psicoterapia. Mantengo la struttura iniziale, ma disegno una sagoma nuova. Credo non smetterò mai di creare nuove forme, continuerò a cibarmi di libri nuovi. Non è anche questo evolversi? Trasformarsi non significa forse crescere?

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