Adoro l'autunno Dott.ssa, i colori del panorama di periferia e gli odori... In particolare l'odore di bruciato delle castagne, mi preannuncia che sta per arrivare il Natale.Non so bene perché, da qualche anno a questa parte ho la sensazione che arrivi sempre più velocemente dalla fine del periodo estivo.Devo però ammettere che da bambino il Natale è sempre stato il periodo peggiore in casa mia. Amavo le pubblicità dei panettoni, speravo nei regali e nei sorrisi, ma spessissimo tutto si traduceva in paura e dispiacere.I più grandi litigi tra i miei genitori si sono consumati al ritmo frenetico delle lucine dell'albero.Che fosse per soldi o che fosse per le sagome previste attorno al tavolo del pranzo, qualunque cosa poteva trasformarsi nel rischio di un litigio. La tensione era spesso compresa nel menù, portata principale già a partire dalla cena della vigilia.Ed io non ho mai capito il perché. Forse è quello che mi spiace di più.Oggi non solo questo mi è familiare, ma spesso sono io l'artefice di questa portata, nonostante abbia scongiurato di vivere da adulto simili cose.Sono sempre arrabbiato, il più delle volte con mia moglie che "non mi placa". Questa donna si prende la mia rabbia, proprio come faceva mia madre con mio padre.Vorrei dare a qualcun altro la responsabilità di farmi smettere.Ora capisco meglio quando lei mi parla di “copioni”. Sto leggendo il mio, che era anche un po' quello di mio padre... ma quel ruolo non mi piace.Seppure so che dovrò impiegare parecchio inchiostro, ho voglia e intenzione di modificarlo e se necessario di riscriverlo in più parti.Non tutto però, l'odore delle castagne lo lascio di sicuro. Era la speranza del bambino, quella la voglio conservare.
Illustrazione Sara Gironi Carnevale In questa prima settimana di quarantena mi sono divertita a rimettere in ordine casa, come forse tutti… L’autogestione dei miei spazi e del mio tempo è diventato il mio sport preferito, faticoso ma anche soddisfacente. Sa cosa ho notato però? Che ho tante librerie e tanti libri. Ho cambiato la disposizione delle librerie, sono dei cubi che sposto periodicamente, forse anche in base al mio umore. Dò loro forme diverse, a volte unite a volte distanti. Sento che mi rappresentano e poi dentro c’è il mio cibo preferito, i miei libri e i souvenir dei miei viaggi! Probabilmente faccio con le librerie quello che sto cercando di fare con me, anche attraverso questa psicoterapia. Mantengo la struttura iniziale, ma disegno una sagoma nuova. Credo non smetterò mai di creare nuove forme, continuerò a cibarmi di libri nuovi. Non è anche questo evolversi? Trasformarsi non significa forse crescere?

Commenti
Posta un commento